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Presentazione a ANTICHE GUERRE COSMICHE - Marco Milani

ANTICHE GUERRE COSMICHEQuesto romanzo è definibile solamente come un’anomalia fantascientifica, non catalogabile nelle varie linee narrative di genere che si sono delineate col tempo nel panorama editoriale, e che si stanno evolvendo ulteriormente seguendo (o tentando di seguire) parametri da terzo millennio. È un intersecarsi di storie/mondi/personaggi che si attorcigliano e distendono con il loro senso logico come una galleria di quadri impressionisti, ricordando spesso strutture e soluzioni alla Asimov, del ciclo della Fondazione, anche se le tematiche e le modalità discostano, per motivi social/temporali e quant’altro. Che poi paragonare qualcuno a qualcun altro, o un’opera a un’altra non è mai la soluzione migliore, e in ogni caso ogni mente percepisce a modo proprio. Per questo lo definisco ‘unico’.
Vito Introna come autore è un’anomalia, non catalogabile in nessuna linea di scrittura. Scrive rimanendo fedele a se stesso, riportando il suo modo di essere su carta (digitale?). Il suo modo personale è a tratti latinista e leguleio come quello di un avvocato (è avvocato), a momenti forbito e a tratti ridondante come un cantastorie pugliese (è di Bari), nei momenti ‘giusti’ scrive come il padre ‘orso’ che carezza la figlia; tratta la fantascienza senza seguirne le regole, controcorrente, descrivendo la scienza primariamente con il ‘cuore’, di stomaco e seguendo il suo istinto invece di usare primariamente la ‘scienza’ come da classico modus operandi. Lui è un uomo del sud, sanguigno ma tutto d’un pezzo, al contempo ‘antico’ e reazionario innovatore, un sognatore abbarbicato alla terra come le radici di albero, un ‘realista coerente’ che vola ad ali spiegate appena può. Per questo lo definisco ‘unico’.

Esordire con un romanzo di fantascienza non è facile. Antiche guerre cosmiche, alla fine della storia, è venuto un buon libro.

Recensione a ANTICHE GUERRE COSMICHE - Samanta Gianbarresi

Un Diavolo Alieno nel romanzo di Vito Introna
 

ANTICHE GUERRE COSMICHENella religione cristiana è considerato un peccato; lo stoicismo lo ritiene un atto naturale; per Heidegger è un’anticipazione, un atto che interrompe il progetto dell’essere-per-la-morte; Durkheim lo divide in quattro modalità: egoistico, altruistico, anomico e fatalista. Vito Introna, immagina che, chi compie quest’azione, si ritrova in un pianeta alieno, dove la sua anima sarà costretta a subire sofferenze atroci atte a far capire che, ciò che pativa da vivo, era meglio dello strazio subito da quegli strani alieni. Stiamo parlando del suicidio.
Il debutto nella letteratura di fantascienza di Vito Introna è Antiche Guerre Cosmiche, edito da Connectiva. Qui “Antiche” sta per “luogo”, “racconto epico”, e “Cosmiche” per «storia tra il bene e il male, tra il divino e il terreno». In esso l’autore si fa una domanda molto singolare: “E se il Diavolo fosse un Alieno?”. Domanda mai così curiosa e piena di eroismo.
Il prologo ci presagisce terreni sconnessi, epoche lontane anni luce, atmosfere inimmaginabili, personaggi dall’aspetto molto grottesco. Ma è un’illusione perché, già dalla prima parte del romanzo, il mondo, la terra e l’uomo torneranno protagonisti o, almeno co-protagonisti.
E il diavolo? Introna lo presenta subito con queste parole: «Le sue immense cavità percepirono miriade di invocazioni rivolte da sacerdoti, stregoni, maghi, ciarlatani e pervertiti da ogni angolo del cosmo…» e porgendo lo sguardo sulla vecchia terra «… le invocazioni di una adoratrice… una donna gigantesca e grossa che si aggirava, sola e infreddolita, per ripidi sentieri himalajani…» ecco il nostro Belzebù, in tutta la sua atroce cattiveria e sete insaziabile di anime, girare per l’intero cosmo alla ricerca di deboli membra che lo abbracciano senza vera opposizione, stanchi di patire le sofferenze quotidiane, illuse nel vedere un’immagine fittizia, che sia Dio, Somma Armonia o ciò che una razza crede come sommo o abissale che si fa avanti proclamandosi loro divinità.
L’apoteosi Belzebù la raggiungerà nel XXI secolo quando vi sarà l’ascesa militare della Pangermania e odio, guerre, suicidi, depriveranno l’uomo della sua fede. Ed è in questo scenario che inizia il vero romanzo, suddiviso in tre grosse sezioni dove, come un mosaico, riusciremo a vedere l’apice del male e la totale distruzione.
Tra Boris Zuckowsky, il ribelle, antieroe, che diventerà, ai posteri, una specie di profeta. Il pianeta Xarq, ovvero il mondo dei suicidi, che sarà distrutto grazie a due eroi positivi: Eliana e Vittorio. E la terza e ultima parte con Giuseppe e il suo amore per un’aliena e Stefy pellegrina futuristica con la sua spietata ricerca della fede, di un credo, di un Cristo. Il mondo sarà ormai lontano dai vari credi e Partenope nuova sede di Belzebù «quella metropoli è invincibile… quel culto demoniaco è molto simile a un’altra fede corrotta, professata fino a qualche centinaio di anni fa… quel credo fu alla base della “guerra dei suicidi”» e ancora «… Partenope sia anche la sede di un potere demoniaco molto superiore a quello detenuto dal grasso pagliaccio suo governatore». Ma in questo contesto con Belzebù che annienta la vista di chi gli sta accanto e pochi villaggi che professano ancora una fede, vi sarà una speranza per ripulire il mondo dal male? Riuscirà il nostro Autore a far trionfare il Bene? «… sulla terra non vi è più traccia di creatività intellettuale dall’alimentazione alla lettura è tutto stereotipato, vuoto e senza costrutto, che razza di eroe potrebbe partorire un luogo simile?».
Questo lungo romanzo mi sembra “buono”: buono per l’intreccio e la descrizione di posti mai scoperti; buono perché buono e comprensivo è lo scrittore verso i lettori poiché ci risparmia nomi di personaggi e luoghi assurdi e illeggibili, preferendo nomi brevi e facilmente memorizzabili, vagamente epici. L’intreccio è gradevole e la seconda parte (quella riguardante i suicidi) avvincente. La terza parte un po’ lenta e alcuni dialoghi flosci, la decisione di racchiudere nello stesso capitolo la narrazione di due o più personaggi può essere un’arma a doppio taglio poiché rischia di far confondere il lettore trovandosi ogni capoverso un luogo e un personaggio diverso. Ma Introna è perdonato per questa scelta (volta sicuramente a far aumentare la suspense) perché la domanda che ci si pone sfogliando e divorando il libro non è “ma quanto finisce?” ma “come andrà a finire?”

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by samantagiambarresi in letteratura e dintorni

Recensione a ANTICHE GUERRE COSMICHE - Cinzia Baldini

ANTICHE GUERRE COSMICHELeggere “Antiche guerre cosmiche” il secondo romanzo di Vito Introna è stata un’esperienza insolita, anzi direi particolare, e comunque decisamente “sui generis”.
Se vi aspettate un romanzo nel classico stile fantascientifico, scordatevelo!
Innanzi tutto la scelta del titolo con l’aggettivo “antiche” chiarisce già che Vito ha in mente qualcosa di originale, se non bastasse, ad ulteriore conferma di quanto ho appena detto, ce n’è una ghiotta anticipazione nel Preludio, a seguire, la struttura del romanzo, concepita e scritta a mo’ di diario ed infine il “corpus” vero e proprio dell’opera costituito dai tre grandi racconti -“Gli aspetti oscuri dell’esistenza, il diario apocrifo di Boris Zuckowsky”, “La Porta dei Suicidi” e “L’Olocausto di Partenope”- che potrebbero benissimo intendersi anche come autoconclusi, nel senso di non essere legati indissolubilmente uno all’altro, ma pur facendo ognuno storia a sé, come in una scatola cinese, entrano l’uno nell’altro fino a dare forma coerente e significativa alla trama.
Se volessi banalizzare il lavoro dell’autore potrei riassumere che il senso di “Antiche guerre cosmiche” va cercato nella costante lotta tra il bene e il male, tra le schiere demoniache e quelle angeliche ma oltre al bianco e al nero, vi assicuro, c’è qualcosa di più.
Vito Introna ci dimostra, capitolo dopo capitolo, come gli uomini passati, attuali e futuri trasportati in determinati contesti sociali e indotti non necessariamente con mezzi di coercizione ma anche tramite i media, le convenzioni sociali, la religione, la politica, la scuola, i divertimenti, ad una pseudo esistenza, la accettano supinamente e di spontanea volontà “portano il loro cervello all’ammasso”.
Rinunciano, senza opporre resistenza, alla propria personalità, ai loro pensieri, ai sentimenti, per diventare massa informe, creta da modellare a piacimento da parte dell’autoprocalmatosi demiurgo di turno, sia esso autoctono o alieno.
È un messaggio, quello che lancia l’autore da queste pagine, a mio avviso, molto importante e attualissimo.
L’uomo trasformato in una marionetta è incapace di pensare con la propria testa e manovrato a piacimento da menti demoniache tramite influssi negativi ed esempi nefasti, ipnotizzato e alienato, demotivato e schiavo di finti bisogni, sopravvive in una realtà virtuale che lo annichilisce psicologicamente.
In effetti, riflettendoci un momento, senza raziocinio e snaturato dell’umanità che è poi la caratteristica che lo eleva (o, perlomeno, dovrebbe farlo!) di un gradino oltre le altre specie viventi cosa ne resterebbe? Un guscio vuoto che si trascina angosciosamente in un’esistenza infernale.
Ecco, a proposito di ciò, cosa scrive Vito Introna in un passo molto incisivo del suo lavoro: “…sulla terra non v’è più traccia di creatività intellettuale, dall’alimentazione alla lettura è tutto stereotipato, vuoto e senza costrutto. Che razza di eroe potrebbe partorire un luogo simile? Sul pianeta non ci sono segnali di risveglio, eppure ormai avrebbero dovuto capire che gli ondijghiani non li governano in nulla, come del resto il Khan di Partenope.”.
Quando, però, accade che gli uomini iniziano a dubitare di quello che gli viene propinato già digerito da altri cervelli: “…che qualche sospetto lo nutrano ma sono pochi e inadeguati studiosi, sparute menti libere che non assumono farmaci e nulla più. Cosa potranno mai combinare contro eserciti, polizie, tecnocrazia e popoli inebetiti…” sarà la lotta alla sopravvivenza. Non più “homo homini lupus” ma l’unione delle menti che attraverso la voglia di riscatto e la comprensione dei propri limiti e dei comuni errori li porterà a lottare, tutti insieme, per costruire una nuova società.
Riprendendosi il pesante fardello delle loro responsabilità sulle spalle, saranno costretti a ragionare con la propria testa e a rivalutare il concetto di autodeterminazione e di libertà.
Affrancarsi da ogni vincolo intellettuale, schiavitù fisica, pressione psicologica, significa tornare liberi e nessuno sforzo richiesto per riprendersi la propria libertà in ogni mondo abitato, in ogni galassia dell’universo sarà mai eccessivo né fatto invano perché il valore della libertà è incommensurabile. Il prezzo, invece, dell’obbedienza passiva è lo svendere sottocosto, al peggior offerente, l’anima e con essa la dignità.
Ovviamente, questa presa di consapevolezza non nasce dall’oggi al domani ma passa per una maturazione sofferta, una ricerca interiore profonda, dalla riscoperta di ideali dimenticati come potrebbe essere la vera fede, quella incontaminata e pura dei primordi: “… quel Dio che si rivelò agli albori della civiltà umana, che tornò in forma di suo figlio Gesù e di un altro grande Santo che parlava agli uccelli, che ha resistito tra gli uomini per millenni attraverso un’entità burocratica e corrotta chiamata Chiesa e che adesso quasi nessuno ricorda più …”.
Ed ecco allora che “Le antiche guerre cosmiche” altro non sono che la proiezione futura delle attuali guerre dell’uomo. Il riproporsi, in un circolo vizioso, dei tragici “corsi e ricorsi storici”, delle ossessioni passate, degli aborriti scheletri nascosti nell’armadio: l’intolleranza razziale, la paura del diverso, l’egoismo, la brama di ricchezza e di potere, il narcisismo smodato, l’ipocrisia, insomma lo spegnimento forzoso della luce della conoscenza per accendere con furbizia l’imbarbarimento dello spirito.
Farei un torto ai lettori se dicessi che il romanzo di Vito Introna è un romanzo che si divora in un pomeriggio, in realtà non è così.
Il primo racconto si legge con un po’ di fatica forse perché è quello introduttivo o magari perché è meno ricco di azione, più “statico” rispetto agli altri due o forse perché diverso da ciò che ci si aspetta.
Anche la terminologia, almeno per me, si è rivelata troppo aulica e spesso criptica, troppi vocaboli tecnici o presunti tali.
Passato l’iniziale momento di “spiazzamento” però, man mano che si familiarizza con i termini fantascientificamente ermetici e ci si inoltra nelle avventure, tutto diventa più chiaro, la lettura acquista più speditezza e le pagine si arricchiscono di colpi di scena e cambiamenti repentini di panorami e di protagonisti.
L’originale ispirazione di Vito Introna, la sua estrosa fantasia, l’eccellente padronanza ortografica e grammaticale sono, comunque, indiscutibili, pertanto, e in tutta onestà, mi sento di consigliare l’acquisto e la lettura di “Antiche guerre cosmiche” agli appassionati di questo genere letterario.

Prefazione a PROGETTO TERRA 2017 - Donato Altomare

PROGETTO TERRA 2017C’è un genere di narrativa che adoro, quella che ha, come caratteristica principale, la capacità di creare immagini. E’ questa una peculiarità che pochi posseggono e che necessita di una grande fantasia e un grandissimo mestiere. Scrivere per immagini.
Tutti i critici concordano sul fatto che la mia scrittura sia appunto così, quindi sono sempre felicissimo quando incontro altri autori che permettono al lettore di vedere la storia, arricchendola di minuziosi particolari, mai stucchevoli, e non trascurando di caratterizzare i personaggi e le ambientazioni.
Marco Milani ci riesce ottimamente narrandoci di una Terra ambita da altri dei e trattando questo argomento, che riprende antichi sospetti, in maniera originale, con una umanizzazione degli stessi dei i quali, seppur potentissimi, sono tanto antropomorfi da sembrare niente di più che nostri padri antichi, fortemente evoluti e padroni delle più ardite tecnologie bio-robotiche.
Prendete così l’apposito contenitore per cocktail, metteteci dentro la Pianura Padana, un gruppo di ragazzi scanzonati e pragmatici, non facilmente impressionabili, una avventura dietro l’altra, immagini tra l’onirico e il fantascientifico puro, aggiungete una spruzzatina di horror e di tecnologia, poi scecherate il tutto e tirerete fuori qualche ora di piacevole lettura capace di sradicarvi dal banale quotidiano e di condurvi oltre le nubi terrestri, in quell’oltre tanto più grande di noi da non poter neanche essere immaginato.
Alla fine però della storia ci restano gli uomini… pardon, i ragazzi, che combattono la lotta cosmica tra i Creazionisti e gli Arcaici, Altri dei si contendono la Terra. Chi vincerà o chi perderà poco importa, l’autore vuole dimostrare che, in fondo, i più forti sono proprio gli umili, quelli che non vogliono usare la violenza, ma che, se proprio tirati per i capelli, sanno reagire da autentici combattenti senza arrendersi mai. Un insegnamento più o meno implicito di cui dovremmo fare tesoro.
Marco Milani non può però farci mancare quello che credo sia il suo genere preferito, l’horror. Con consumata abilità c’immerge in una lotta tra i nostri giovani eroi e gli zombie che, seppur creati e guidati da menti aliene ultraterrene, conservano tutta l’umanità della disumanità di combattere da morti. In questo c’è un sottile messaggio: il combattente perfetto è il combattente già morto, quello, appunto, che non può essere ucciso. 
Ma il finale si apre a scenari forse sorprendenti, forse scontati, dipende da ciò che ciascuno di noi crede e pensa, anzi, dipende da ciò che ciascuno di noi vuole credere e vuole pensare.
Che poi l’autore stesso possa identificarsi nel primo cavaliere, il più importante dei combattenti del suo romanzo, pare scontato, perché chiunque scriva una storia cerca di calarla nella propria realtà, quasi sperando che qualcosa di alieno accada nel proprio disperso paese smarrito tra le nebbie impalpabili.
Alla faccia di chi ha detto che un disco volante non può atterrare a Lucca. 

Recensione a PROGETTO TERRA 2017 - Sandro Battisti

Il nuovo Romanzo di Marco Milani è in libreria, per EDS, e gli echi del Connettivismo si fanno profondi
 

PROGETTO TERRA 2017La guerra al tempo degli Dèi, e degli zombie. Così potrebbe definirsi, anche, Progetto Terra 2017, il nuovo lavoro di Marco “pykmil” Milani, uscito recentemente per la collana Connectiva di EDS.
Milani è uno dei fondatori del Connettivismo, e la semantica del Movimento appare evidente già dopo la lettura di qualche pagina, quando dal carattere esuberante e dissacrante di Marco escono fuori, inequivocabili, le note tipiche e le cifre stilistiche dei Connettivisti che ristrutturano, rifondandolo, l’immaginario del Fantastico e, particolarmente, della SF nostrana.
In Progetto Terra si narra delle traversie di un gruppo di amici del Polesine che si trovano, tra capo e collo, l’ingombrante presenza degli dei dell’antica Sumerland, ovvero il pantheon dei Sumeri con Anu, Enlil ed Enki che si contrappongono tramite fazioni, esattamente come viene descritto nei suoi saggi dall’antropologo russo Zecharia Sitchin (tra l’altro, citato nel romanzo).
La vita descritta da Milani è quella a noi contemporanea, ed è probabilmente il mondo che gli vive quotidianamente intorno, nei luoghi in cui abita e in cui affina il suo percepire; dietro alle apparenze indolenti dello scorrere dei giorni, uno uguale agli altri, Milani lancia la sua disfida di consapevolezza e di percezione e sente che la competizione umana passa per le sue origini, e le sue origini coincidono esattamente col suo futuro. Nulla potrebbe essere più banale di quest’assioma eppure, affinando le sensibilità, possiamo accorgerci che dietro le apparenze c’è molto, molto altro: c’è la menzogna della creazione che c’è stata raccontata dissimulata per millenni, la cui presa di coscienza spalanca interi universi in cui possono calarsi imperi connettivi – anche questi di matrice connettivista – dove nulla è in grado di confutarli e che anzi, grazie alle leggi della fisica quantistica, nulla è in grado di distruggere.
Maturazione, consapevolezza, ironia dell’essere biologici, coscienza zen: ecco, tramite l’interpretazione del romanzo di Milani, la sua visione del bilanciamento energetico di quest’universo, la sensazione di cosa significhi essere trascendentali agli inizi del secondo decennio di questo millennio e, soprattutto, il nitore di cosa si può vivere dentro quando la rivelazione degli antichi dèi diventa un maglio in grado di riscrivere le nostre origini, i nostri labili concetti e necessità di trascendenza.
Milani interpreta in pieno il motto del Connettivismo, mutuato dal magister Valerio Evangelisti: Noi Saremo Tutto.

Recensione a PROGETTO TERRA 2017 - Vito Introna

PROGETTO TERRA 2017Trama:
Il giovane Totka, futuro imperatore connettivo, sta ricoprendo un delicato incarico da controllore del continuum spazio-temporale. Non è chiaro l’ambito in cui l’imponente astronave di guardia stia incrociando, fatto sta che il giovane figlio di Totka metterà mano alle complesse apparecchiature connettiviste del padre. Da tale incauto utilizzo scaturisce un fascio ionico che investirà in pieno il paesino di Stienta, sulla riva sud del fiume Po. Così a Stienta ne succederanno di cotte e di crude: dal nulla apparirà Daitarn 3 seminando terrore e sgomento, prima di svanire. Misteriosi mostri lovecraftiani spaventeranno a morte una comitiva di giovincelli del posto e un paio d’incauti poliziotti… alla fine un autorevole insegnante di joga si troverà a sorvolare il paese trasformato in una sorta di Dragosauro e affronterà in combattimento il giovane più sfigato della comitiva, divenuto nientemeno che Il Grande Mazinagh… tutto questo prima che Totka riprenda il controllo delle sue delicatissime strumentazioni, restituendo all’attonito paesino la quotidianità perduta. 

Stile:
Scorrevole e veloce, è dato poco spazio alle meditazioni zen-connettiviste tipiche dell’autore e al contrario si respira azione, movimento e qualche dialogo vivace e coinvolgente. Refusi pressoché assenti, forma appropriata, un romanzo scritto veramente bene. 

Intreccio:
La trama è immediata e lineare, limitandosi nelle solite astrazioni filosofiche il Milani coinvolge il lettore dalla prima all’ultima frase. Il romanzo è ricco di spunti originali e le scarse concessioni al connettivismo onirico non fanno che arricchirlo e renderlo un prodotto godibile anche dal pubblico SF più schizzinoso.

Giudizio: 
Progetto terra 2017 è un romanzo di fantascienza di eccellente qualità. Una narrazione avvincente e una serie di colpi di scena a cascata, unitamente a un finale chiuso poco comune in ambito di hard SF meritano il plauso del lettore. A parere di chi scrive ogni appassionato di fantascienza non potrà esimersi dal leggerlo.

Il voto è positivo: 8,5.

http://edorzar.ucoz.com/publ/recensione_romanzo_quot_progetto_terra_2017

Prefazione a FANTASTIC-ZEN 2 - Domenico Mastrapasqua

FANTASTIC-ZEN 2La seconda edizione del concorso Fantastic-Zen è conclusa, la classifica stilata (ma che fatica!). Mai come in questa occasione, la scelta per i giurati è stata difficile. Tra mondi ammantati di incantesimi e scienza superavanzata, pittori maledetti, software emozionali, pianeti inespugnabili, compagni di viaggio dalle pupille poco umane, stanze-santuari, poteri extrasensoriali, pianeti rossi (e no, non stiamo parlando di Marte!), universi senza stelle, continuum alterati, vespe assassine, cialtroni zen e favole giapponesi, la scelta dei finalisti è stata ardua e arzigogolata (la giuria si è dovuta concedere più tempo del previsto: i partecipanti ne sanno qualcosa… vero, ragazzi?). Alla fine, però, il risultato è davvero esaltante. Non c’è un racconto che non tocchi lo spirito, che non si sedimenti nell’anima fino a schiudersi negli istanti più imprevisti, liberando aneddoti, immagini e pensieri destinati ad accompagnarvi a lungo. Potrei parlarvi delle storie che leggerete nelle prossime pagine, delle sensazioni che mi hanno lasciato e dei fotogrammi che ho ancora impressi nella memoria, ma non sono questi né il luogo né il momento per farlo. Come direbbe l’editore, “bando alle ciance” e buona lettura a tutti. Aprite la mente e fatevi rapire dalla voce ora calda e tenebrosa, adesso dolce e amichevole delle pagine di Fantastic-Zen 2 Stories & Histories.

INTRODUZIONI AI RACCONTI

Magda Lovera – ES, LA BIANCA
Un regno di magia e ologrammi, dove intrighi di corte, passioni travolgenti, tradimenti e battaglie sanguinose tracciano il sentiero evanescente di Es, la Bianca, entità sfuggente fatta di carne e dolore, eternità e tempo, memoria e rivoluzione. Nonostante la guerra impazzi e i castelli sollevino i ponti levatoi, lo spirito di Es continuerà a volteggiare sopra i baldacchini di sonni tormentati…

Mauro Amizzoni – IL MURO
Quando l’arte sgorga dall’anima e nell’anima di un pittore maledetto cresce, brucia e si consuma, se il cuore del pittore è condannato a vivere sospeso tra più mondi, l’arte assume le forme strazianti e salvifiche di una collisione tra realtà adiacenti apparentemente incompatibili. Sulla tela, schizzi di sangue e vernice. Non resta che carne viva… e immortale, finalmente. Insensibile a muri e prigioni.

Ranieri Meloni – i.NCANTEVOLE  
L’amore abbatte i confini. Quando i fiati di due anime vibrano alla stessa identica frequenza cardiaca, i gusci, che siano di carne o di plastica, si frantumano: la biologia e il sintetico diventano serrature da sbloccare. Il sangue trasmuta in musica e il software in spirito, se l’amore pervade la trama sommersa della realtà. Quando un corpo di pixel scopre il brivido della passione, l’i.Ncanto è i.Nevitabile.

Vito Introna – LA MANCATA TERRAFORMAZIONE DI VENERE
Il popolo di Leisa, una civiltà tecnologicamente progredita e in costante guerra con se stessa, cerca di conquistare tramite terraformazione il pianeta Venere. Finora, però, solo fallimenti. Ma la sconfitta, questa volta, a differenza degli eventi che hanno segnato i momenti più bui della storia della civiltà dei leisani, ha forse radici tutt’altro che politico-militari. Come può, infatti, un pianeta ostile alla vita e disabitato respingere gli attacchi della civiltà più tecnologizzata della galassia?

Eleonora Mastrorilli – RICHARD
Ci sono viaggi di cui si conosce la destinazione. Altri, la maggior parte, hanno invece l’aspetto di sentieri bui, labirinti in movimento che nascondono insidie, scorciatoie, trappole ma soprattutto sentieri di redenzione, di catarsi pura quanto inaspettata. Chi ha detto che la salvezza dello spirito non può avvenire nei vagoni di un treno? Occhi agli indizi, o voi che timbrate il biglietto: sul treno di Richard, nulla, nemmeno il passeggero dall’aspetto più anonimo, è ciò che sembra…

Vincenzo Manna – LO STANZONE
Esiste un luogo senza nome dove ciascuno può cancellare le proprie emozioni negative. Nello stanzone, rabbia, stress e frustrazione sono condannati a dissolversi. Non tutti, però, possono godere dei benefici dello stanzone. Uomini in nero selezionano i pochissimi fortunati. Avete problemi di autostima? Odiate il vostro lavoro? Lo stanzone è libero, in questo momento. Occhiali a lenti scure vi scrutano. Guardatevi intorno. I prossimi clienti dello stanzone potreste essere voi.

Matteo Mancini – BUNKER 15
Nazismo e paranormale si sono mai incrociati? La storia non dice nulla a riguardo, eppure sono note le simpatie di Hitler per l’esoterismo. E se al di sotto della storia ufficiale si celasse una realtà diversa, più oscura? Quale sentiero, con l’aiuto di forze paranormali, la storia del Terzo Reich avrebbe potuto imboccare? Fingendo di viaggiare nel passato, ipotizziamo, ad esempio, che i nazisti abbiano scoperto una donna dalle capacità… insolite. In che modo cambierebbe la storia?

Claudio Spagnoletti – LA GRANDE AVVENTURA
Da qualche parte nello spazio, lontano, ad anni luce di distanza dalla vecchia Terra, fluttua un pianeta costruito sui precetti del comunismo storico, un corpo celeste plasmato secondo l’ideologia di Marx ed Engels. Non c’è nulla, in esso, che ne tradisca gli assiomi. Il passato ha una versione istituzionale, immutabile… una versione destinata però a tremare. Qualcuno, infatti, ha scoperto un documento che potrebbe distruggere le fondamenta della storiografia ufficiale.

Paola Carrozzo – UNA SINGOLARE E VISIONARIA REALTA’
In un mondo dove le stelle non sono mai esistite, lo spazio esterno è un parto della fantasia e l’astronomia è un genere letterario, quando le visioni di un vecchio e di un giovane studente si scontrano, la visione della realtà di uno dei due interlocutori è destinata a cambiare per sempre. Uno dei due, infatti, afferma di conoscere la Vera Storia, di sapere esattamente come si sono svolti gli eventi prima che un cielo senza stelle avvolgesse la Terra, ammantandola di oscurità…

Vittorio Berti – L’ANOMALIA
Claudio passa le proprie giornate a salvare vite come volontario. Peccato che, ogni volta che salva un vita, la realtà, intorno a lui, incappi in un’anomalia spazio-temporale… Nel mondo, intanto, l’umanità è collegata tramite il software Pandora e nanochip cerebrali. Claudio, però, causa un difetto fisiologico, non può collegarsi. Cosa unisce le anomalie che affliggono Claudio alla guerra che misteriosi software stanno combattendo in un campo di battaglia grande quanto il Sistema Solare? Anno 2033: una nuova entità tecnologica sta per nascere, una forza invisibile destinata a riscrivere le sorti dell’uomo e dell’universo conosciuto.

Marco Moretti – LA VESPA DI SMERALDO
Un manager punto da una vespa di smeraldo. Conseguenze inenarrabili. Organi consumati, pelle squarciata che libera insetti, orbite traboccanti di liquidi purulenti. Il corpo del manager è diventato un’incubatrice biologica. Le larve si schiuderanno presto, liberando prima nell’appartamento, poi nel condominio e infine nella città… nel mondo intero… sciami di insetti assassini e implacabili…

Nicola Papagno – CARAVAN DREAM
Giornate che scivolano via meccanicamente, nell’indifferenza del cuore, come scatole di cartone vuote assemblate da una catena di montaggio assonnata. Ma i sogni non mancano. Uno su tutti: sfondare nel mondo del cinema. La tua vita ha sempre richiesto decisioni pragmatiche: il lavoro precario e lo stipendio striminzito lo impongono. Ma basta un incontro inaspettato e assurdo per le strade di Roma, perché cambi finalmente tutto. Benvenuto nel Caravan Dream.

Stefano Pradel – FABULA DELLA GEISHA
Una fiaba che odora di Giappone e magia, di kabuki muti e katane insanguinate. Tra i giardini in fiore di un castello ai limiti della realtà, tra sogno e verità, paradiso e inferno, uno shogun e le sue geisha sono le figure di un affresco a pastello che non racconta, non dice, ma che preferisce l’innesto visivo, piuttosto, l’estrapolazione cerebrale. Uno shogun e le sue geisha, tra boschi notturni e nidi d’uccello abbandonati: piccole perle legate da una sola, unica e irripetibile fabula.

Recensione a PTAXGHU6 - Zairo Ferrante

PTAXGHU6Affascinante saga spaziale del duo Marco Milani e Sandro Battisti: “la space opera più complessa e variegata della new science-fiction del terzo millennio, da due autori portanti della nuova sf italiana: il Connettivismo”... così la critica specializzata.
In effetti, il libro oltre a testimoniare il grado ormai internazionale degli stessi scrittori italiani del genere, fino a qualche tempo fa se non impensabile certamente silente e colpevolmente trascurato dalla “cultura” e dai media nazionali (tranne certa stampa specializzata, Urania in primis), appare anche originale per la cifra letteraria finanche postcyberpunk.
Immaginate la possibilità concreta di viaggiare a livello multidimensionale, in spazi e tempi alternativi e, ulteriormente uno scrittore (o due o tre o quattro a seconda delle diverse stringhe o iperspazi...) scrivere simultaneamente lo stesso ma mai lo stesso... romanzo, o meglio un cronista transdimensionale la storia di un impero e del suo tiranno sacerdote, persino illuminato, sincronicamente, sintropicamente persino con un certo Peano..., esso stesso ribelle negli altrove impossibili!
Ptaxghu6 è una sorta di scatola galattica cinese, un girotondo immaginario/reale vertiginoso ed ammaliante.
Alla fine o all'inizio, la voce dell' Anima connettiva, biocibernetica, dinanimista si trasmuta in Bio-tech Anima neppure Mundi ma Sideram, capace di mostrare sempre un cuore anche se pulsante come una radiostella, una pulsar, una specie di pacemaker divino in grado di far vibrare i cuori, questa volta umani, dei lettori.
Il libro è stato recentemente e brillantemente presentato a Roma, nell'importante Convention di Fantascienza Italcon, dallo stesso Battisti.

Recensione a PTAXGHU6 - Roberto Guerra

PTAXGHU6La saga spaziale ultima di Milani e Battisti è opera complessa, apparentemente di non facile lettura, per il linguaggio sperimentale e colmo di ipotesi fisiche e scientifiche anche di frontiera, eppure affascinante: la cifra appare infatti quasi prossima al cinema parallelo: da Guerre Stellari a Dune. Il tutto alla luce della svolta VR (Realtà Virtuale… cyberpunk) di William Gibson e Bruce Sterling… e la serie Matrix… lo stesso Ciclo della Fondazione di Asimov.

Il libro narra vicendevolmente e vertiginosamente una cyberstoria dislocata oltre il tempo e lo spazio, tutto un mix Reale/Virtuale non separabile, in mondi e dimensioni e universi paralleli che si sovrappongono, protagonisti compresi. La space story di un demiurgo prossimo a un Dio elettronico, di un impero connettivo alla prese con una dimensione atipica imprevista dove germinano pulsioni di libertà e democrazia. 

Tuttavia, in paradossi transtemporali dove la linea di demarcazione tra il tiranno imperatore e i ribelli stessa è essa stessa paradossale. Più democratico della democrazia… l’Imperatore demiurgo, più desiderosi dell’Impero i ribelli stessi che l’imperatore, anche, un gioco di ruoli galattici di intensa seduzione letteraria.

In una cifra di parole smontate e rimontate di rara dis-armonia semantica e semiotica: davvero un “rovistare i cassetti di Dio” e del Verbo, in un tourbillon di neologismi raffinati che sembrano parole comuni del 3000, il dizionario degli umani nel suo divenire darwiniano linguistico, dopo la tecnoscienza, su certo stesso paradossale sfondo postZen… magari lo Zen elettronico di un certo Nam June Paik, pioniere dell’arte elettronica video.

Roberto Guerra - Guide.SuperEva

Recensione a PTAXGHU6 - Daniele Bonfanti

PTAXGHU6Che cosa significano libertà e spontaneità laddove il tempo e lo spazio sono ugualmente sotto il controllo di un potere centrale? Opera scaturita da due dei tre fondatori del Connettivismo – il più importante movimento fantascientifico italiano – Ptaxghu6 è un romanzo destrutturato e entropico, che porta con sé una carica di energia impressionante.

Quanto hanno portato a termine Marco Milani e Sandro Battisti è un lavoro che non si limita a raccontare una storia fondata su (in)determinati concetti, ma li ingloba, si forma su di essi, diventando tutt’uno con la storia che racconta e connettendo – è la parola giusta, ovviamente – così il livello dell’espressione con quello del contenuto, il piano semiotico con quello semantico. In un lavoro sulla lingua che farebbe la gioia di un altro duo, quello post-strutturalista Deleuze-Guattari, ci viene così raccontata (e ri-raccontata) una storia (molte storie) di intrighi spaziali, di tirannia illuminata, di ribellione contraddittoria e involuta, tra giochi di potere e atmosfere alla Dune, coordinate cyberpunk alla Bruce Sterling e dinamiche fantasociologiche asimoviane.

Una vicenda di nascita dall’anomalia, di consapevolezza, di percorso iniziatico, della quasi-divinità di un Creatore improvvisato dal nome casuale, di una quasi-Terra, del desiderio di correggere gli errori e pulsioni democratiche, di Nephilim conquistatori di più continuum possibili.

Un’avventura nel deserto, un’iper-caccia.

Denso di teorie scientifiche all’avanguardia che si mescolano a attitudine Zen e sensibilità lirica, epico ma non privo d’ironia. Mentre protagonisti e mondi si sovrappongono e nulla è statico, mentre tutto dipende da tutto, ci muoviamo in bilico sul confine ormai senza senso, nell’anno 3048, del reale-virtuale, in un presente predeterminato (o postdeterminato, è lo stesso) da una iperdimensione – concludendo citando l’incipit del primo capitolo, cosa che mi pare del tutto opportuna – dove "il tempo non è mai un problema".
Finora. 

Daniele Bonfanti - LaTelaNera
http://www.latelanera.com/editoria/recensioni/recensione.asp?id=9788896086094 

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