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Prefazione a IL SALOTTO DI LERICI - Isabella Michela Affinito
Storie di donne secondo Maria Cristina Buoso nel luogo da lei prescelto, ossia la zona balneare di Lerici sulla Riviera di Levante, come cuna d’incontri non prestabiliti, ma semplicemente spontanei.
Altrettanto spontaneo è stato il mio incontro con la Buoso – visitavo un sito internet per uno scambio di e-book – subito rivelatasi propensa a percepire quanto di importante ci può essere fra due autori che si confrontano anche a distanza: lei della provincia di Rovigo, io di Fiuggi nella Ciociaria.
Due stili letterari diversi i nostri, due autrici dissimili, eppure eccomi a prefazionare un suo lavoro completamente all’insegna delle problematiche femminili. E qui mi sono fermata anch’io a riflettere…
Lerici, precisamente l’angolo di San Terenzio, durante il periodo estivo diventa un “salotto”, che nell’immaginario dell’autrice è l’unico e fedele depositario delle storie raccontate dalle donne di tutte le età, di ogni ceto, lavoratrici e casalinghe, madri e non sposate. Pretesto narrativo in cui sono state sviscerate le molteplici situazioni attuali delle donne che convivono con l’impossibilità di raggiungere la mitica felicità e spesso dentro di esse non fanno altro che ripetere la tragica domanda: «E adesso?».
Maria Cristina Buoso è stata la “conduttrice” di questo salotto, avendo ella ripreso, dagli sguardi, dagli atteggiamenti, dagli abbracci fugaci di amiche che si incoraggiavano l’un l’altra, dai discorsi recepiti a tratti nei momenti di quiete, un vasto materiale risultato poi di qualità interessante per la stesura di questo libro, che vuole senz’altro essere uno specchio per tutte le donne che desiderano approfondire ciò che di sbagliato purtroppo esiste nelle loro vite. Infatti non si tratta di un’unica esposizione narrativa con la linearità consueta in cui c’è l’alba, lo zenit e il tramonto di una storia; bensì si tratta di una compenetrazione di storie di donne che si incontrano e per un attimo diventano amiche e alleate contro i loro malesseri causati da incomprensioni e insensibilità da parte di mariti, fidanzati, padri, amanti e comunque sempre di uomini inclini all’egoismo e all’irresponsabilità.«Ognuna di loro, sono sicura, ha una storia da raccontare e di sicuro riguarderà un uomo. Che sia il marito, l’amante o solo un incontro di passaggio nella sua vita. In qualche maniera l’ombra di un uomo le affianca e le mette di fronte a quello che sono o a quello che desiderano da sempre: una semplice relazione. Sono donne che vogliono solo sentirsi tali» (da Giada ed Enrica).Ma non sempre è ovvio sentirsi tali. La Buoso offre questo suo libro per lenire almeno una parte delle insofferenze che le donne provano specialmente in questo terzo millennio pervaso da veloci mutamenti che fanno repentinamente cambiare idee, scelte, convinzioni, nella mente di chiunque. Ed ecco che un amore sorto fra due persone si volge in odio, in vendette, in logoramenti che sfiancano la volontà di esistere, soprattutto nella donna, prima angelo del focolare poi non più al centro delle attenzioni dell’uomo.
Un’analisi dettagliata dei vari casi in cui la donna soffre e nella sofferenza riscopre le sue vere aspirazioni, i suoi interessi, le sue preferenze, la sua vita ideale che spesso continua a esistere solo a livello immaginativo.
Un libro che scandaglia le ragioni del cuore di una donna e le sue ribellioni, non sempre esternate per non fare del male a nessuno, specialmente ai figli se ci sono, e a cui bisogna insegnare che la propria madre è innanzitutto una donna e la donna ha bisogno della stessa premura con la quale si assiste all’apertura di un fiore.

