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Storie di donne secondo Maria Cristina Buoso nel luogo da lei
prescelto, ossia la zona balneare di Lerici sulla Riviera di
Levante, come cuna d’incontri non prestabiliti, ma semplicemente
spontanei.
Altrettanto spontaneo è stato il mio incontro con la Buoso –
visitavo un sito internet per uno scambio di e-book – subito
rivelatasi propensa a percepire quanto di importante ci può
essere fra due autori che si confrontano anche a distanza: lei
della provincia di Rovigo, io di Fiuggi nella Ciociaria.
Due stili letterari diversi i nostri, due autrici dissimili,
eppure eccomi a prefazionare un suo lavoro completamente
all’insegna delle problematiche femminili. E qui mi sono fermata
anch’io a riflettere…
Lerici, precisamente l’angolo di San Terenzio, durante il
periodo estivo diventa un “salotto”, che nell’immaginario
dell’autrice è l’unico e fedele depositario delle storie
raccontate dalle donne di tutte le età, di ogni ceto,
lavoratrici e casalinghe, madri e non sposate. Pretesto
narrativo in cui sono state sviscerate le molteplici situazioni
attuali delle donne che convivono con l’impossibilità di
raggiungere la mitica felicità e spesso dentro di esse non fanno
altro che ripetere la tragica domanda: «E adesso?».
Maria Cristina Buoso è stata la “conduttrice” di questo salotto,
avendo ella ripreso, dagli sguardi, dagli atteggiamenti, dagli
abbracci fugaci di amiche che si incoraggiavano l’un l’altra,
dai discorsi recepiti a tratti nei momenti di quiete, un vasto
materiale risultato poi di qualità interessante per la stesura
di questo libro, che vuole senz’altro essere uno specchio per
tutte le donne che desiderano approfondire ciò che di sbagliato
purtroppo esiste nelle loro vite. Infatti non si tratta di
un’unica esposizione narrativa con la linearità consueta in cui
c’è l’alba, lo zenit e il tramonto di una storia; bensì si
tratta di una compenetrazione di storie di donne che si
incontrano e per un attimo diventano amiche e alleate contro i
loro malesseri causati da incomprensioni e insensibilità da
parte di mariti, fidanzati, padri, amanti e comunque sempre di
uomini inclini all’egoismo e all’irresponsabilità.
«Ognuna di loro, sono sicura, ha una storia da raccontare e di
sicuro riguarderà un uomo. Che sia il marito, l’amante o solo un
incontro di passaggio nella sua vita. In qualche maniera l’ombra
di un uomo le affianca e le mette di fronte a quello che sono o
a quello che desiderano da sempre: una semplice relazione. Sono
donne che vogliono solo sentirsi tali» (da Giada ed Enrica).
Ma non sempre è ovvio sentirsi tali. La Buoso offre questo suo
libro per lenire almeno una parte delle insofferenze che le
donne provano specialmente in questo terzo millennio pervaso da
veloci mutamenti che fanno repentinamente cambiare idee, scelte,
convinzioni, nella mente di chiunque. Ed ecco che un amore sorto
fra due persone si volge in odio, in vendette, in logoramenti
che sfiancano la volontà di esistere, soprattutto nella donna,
prima angelo del focolare poi non più al centro delle attenzioni
dell’uomo.
Un’analisi dettagliata dei vari casi in cui la donna soffre e
nella sofferenza riscopre le sue vere aspirazioni, i suoi
interessi, le sue preferenze, la sua vita ideale che spesso
continua a esistere solo a livello immaginativo.
Un libro che scandaglia le ragioni del cuore di una donna e le
sue ribellioni, non sempre esternate per non fare del male a
nessuno, specialmente ai figli se ci sono, e a cui bisogna
insegnare che la propria madre è innanzitutto una donna e la
donna ha bisogno della stessa premura con la quale si assiste
all’apertura di un fiore.
Isabella
Michela Affinito
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