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Il rimedio nel male.
La biosfera è ormai divisa in
due zone nettamente divaricate e non comunicanti: la Bolla
contiene le città e i luoghi fittamente popolati dove la Rete
impazza e impone il proprio dominio assoluto e ciò che c’è fuori
dalla Rete dove la popolazione è scarsa e la tecnologia poco
rilevante. All’interno della Bolla esistono tre grossi blocchi
di situazioni abitative legate al reddito di chi ci vive: Alta,
dove si trovano le case dei VIP delle case discografiche e dei
media, i funzionari più ricchi dell’industria telematica
e i gestori politici del Globalframe mondiale; l’Agglomerato
(diviso in sette zone o quartieri) dove si addensano gli
impiegati e gli operatori di minore importanza dell’apparato
olografico e cibernetico, e Suburbia dove vivono, in strati
sempre più profondi che scendono vertiginosamente fin quasi al
centro della Terra, i reietti, gli emarginati, i fuggiaschi,
quelli che non vogliono farsi rintracciare dagli agenti della
polizia o che tentano di sottrarsi al controllo totale in cui
vivono gli altri abitanti della Terra.
Ogni lunedì nell’Agglomerato viene distribuita gratuitamente la
Manna, una sostanza nutritiva che dovrebbe essere il rimedio
finale contro la scarsità ormai impellente di cibo presente nel
pianeta (una situazione che ricorda molto da vicino Largo!
Largo!, il celebre romanzo di Harry Harrison su un tema
analogo e il film di Richard Fleischer, Soylent Green del
1973, che ad esso è ispirato anche se non fedelmente). Anche la
cuffia che permette la comunicazione di pensieri e sensazioni a
distanza, il Wave-o-matic, ricorda molto il modo di produrre
visioni e immagini della realtà presente nelle sequenze iniziali
di Strange Days del 1995 di Kathryn Bigelow ispirato a un
soggetto di James Cameron. Il richiamo e la citazione da film
importanti del cinema di Sci-Fi potrebbe, in realtà, continuare
a lungo senza togliere originalità alla struttura narrativa che
costituisce la spina dorsale dell’operazione letteraria di
Francesco Verso.
Il merito principale di questo volume, infatti, consiste non
tanto nell’allineare trovate e colpi di scena (che pure ci sono
e sono frequenti) quanto nello sviluppare organicamente una
visione del futuro e di renderla verosimile nei suoi tratti
distintivi. I personaggi che attraversano il romanzo (gli
“antidoti umani” del titolo) rappresentano significativamente
gli opposti che si attraggono in una società dove l’uniformità
dei comportamenti è scandita dalla quantità di falsa
trasgressione che mostrano e sembrano indicare come nuova
frontiera della soggettività. Ovviamente si tratta di una falsa
capacità di trasgressione, così come è fasullo il piacere e la
tranquillità emozionale indotta attraverso le molecole contenute
nella Manna, un prodotto che più che a calmare la fame serve a
indurre una pacificazione biologica alle inquietudini e alle
difficoltà socio-politiche della popolazione a cui viene recata
ogni inizio settimana durante la celebrazione di un Rito.
I due personaggi principali (il DJ creativo Felix Navataar e la
giornalista di origine samoana Mona Satoshi) hanno nei loro
corpi e nelle loro menti la capacità di condensare tutto ciò che
è necessario per sconfiggere il grande piano di controllo totale
sviluppato dalla Cyfarm attraverso gli alternacibi (quelli che
contengono le molecole produttrici di assuefazione al controllo)
e dalla VirgoDreams, che sta per lanciare sul mercato una cuffia
di diffusione mentale capace di registrare e di ritrasmettere i
sogni. A loro due si rivolge l’apparentemente sgangherato gruppo
di contestazione anti-sistema più noto come KarmaRadio e
coordinato da J.R. Gigan, uno scienziato biochimico amico del
defunto padre di Felix.
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«J. R. riapre gli occhi: la soluzione
esiste ma pare legata a così tante variabili da renderla
un percorso cieco e quasi disperato. ”E’ qui che entrate
in gioco voi. Per questo siete tanto vitali per noi quanto
letali per la Cyfarm. Voi potete percepire e manipolare
delle frequenze precluse agli altri. Felix si guadagna da
vivere trasmettendo flussi neurali mentre Mona potrebbe
essere in grado di ascoltare le frequenze dello stato del
sonno, anche se per ora non sappiamo come ciò avvenga. Il
nostro compito, come KarmaRadio, consiste nel mettere
insieme i due elementi e potenziare le vostre doti grazie
alla tecnologia più appropriata». |
Inutile dire che il piano di
J. R. Gigan e di KarmaRadio riuscirà in pieno (i piani della
Virgodreams e della Cyfarm saranno battuti in breccia e i loro
dirigenti finiranno falliti e in esilio sulla Luna) e che tra
Felix e Mona scatterà la scintilla del vero amore che li
condurrà ad abbandonare la Bolla e cercare rifugio a Samoa. Ma
non è questo che conta, purtroppo – il dato più inquietante alla
conclusione del libro sarà che la tecnologia continuerà a
comandare sul mondo delle passioni e dei sentimenti e che il
corpo postumano delle protesi e delle amplificazioni dei sensi
non sarà rimpiazzato da un (impossibile) ritorno al passato ma
dominerà ancora (e forse per sempre) il modo di vivere e di
pensare degli esseri umani.
Per questo motivo, tuttavia, e grazie alla capacità di Verso di
modulare il crescendo narrativo fino a smorzarlo in un finale
che resta, per certi aspetti, aperto ad ulteriori sviluppi, il
libro non si chiude con una soluzione netta di trionfo del Bene
contro il Male ma lascia il lettore con una sorta di attesa di
quello che ancora potrà venire. La conclusione conferma la
modalità di scrittura con cui l’autore ha saputo procedere nella
redazione dell’opera – si tratta di un testo che presenta,
infatti, tre diverse modalità di lettura possibile. La prima,
quella più scontata ma non per questo meno efficace, è quella
della vicenda “classica” d’avventura, con inseguimenti, colpi di
scena, ricerca di verità nascoste e, perché no?, con un
romance non banale né stereotipo nella sua modulazione
affettivo-erotica, con toni spesso di forte intensità
espressiva.
La seconda è quella della riflessione di tipo
filosofico-sapienziale sul problema ormai largamente dibattuto
(anche in ambito accademico) della realtà del corpo postumano
che è fatto sì di protesi (come quello dei protagonisti del
romanzo che godono di una Vista-Plus o di un Gusto-Plus) ma è
anche potenziato dalla tecnologia in maniera tale da portarlo a
livelli di eccellenza sensoriale e mentale. In sostanza, quella
in questione è la dimensione della trasformazione della natura
in cultura introiettata e trasformata nella realtà stessa dei
corpi, ciò che già Hegel nei Lineamenti di filosofia del
diritto del 1820 aveva genialmente chiamato “seconda
natura”.
Il problema che viene discusso (e parzialmente risolto mediante
il ricorso alla saggezza orientale dello Zen buddhista) è il
rapporto tra piacere e libertà e soprattutto quello tra felicità
e capacità di essere liberi. Se per lo Zen l’esercizio del
piacere non è negativo in quanto anch’esso riconduce la
soggettività al Vuoto originario, il problema della libertà
umana resta aperto: si può essere liberi o tutto è già
consegnato e inscritto nel proprio Karma personale (che
confluisce poi in quello universale)? Per Verso, il Karma di
ognuno contiene già al suo interno la capacità di scelta e i
membri di KarmaRadio, liberando gli uomini dell’Agglomerato dal
dominio biopolitico della molecola della Manna (potere
esercitato nel senso che per esempio si può ritrovare nelle
ultime opere di Michel Foucault.) non hanno fatto altro che
dargli la possibilità di scegliere. Per il resto vale ciò che
scrisse Arthur Schopenhauer nel saggio sulla Libertà
del volere del 1841 e che viene riportato come esergo
del cap. XIX del romanzo (e la presenza di un esergo più o meno
borgesianamente apocrifo per ogni capitolo del libro arricchisce
in maniera esponenziale la dimensione riflessiva e sapienziale
dell’opera):
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«Essere libero non dà la certezza di essere
anche felice, ma se mi dovesse capitare d’essere infelice,
lo sarei alle mie condizioni e non a quelle di un altro.»
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É l’esito finale (anche se non
è detto del tutto) del libro. I protagonisti preferiranno
sempre l’essere liberi a qualsiasi forma di allettamento che
il Potere possa proporgli e rendergli disponibile sotto
qualsiasi forma (dalle donne alla condivisione del dominio
stesso, dalle droghe e le illusioni dei paradisi artificiali al
denaro e al successo).
La terza modalità d’uso di questo libro è quella più profonda e
sottotraccia che, però, spesso riemerge come una sorta di fiume
carsico: la poesia (nel romanzo chiamata neurogramma) che
attraversa come una tentazione il corso della vicenda. Gli
squarci poetici (non solo in versi, comunque) che passano
nell’opera non sono solo occasioni di bello stile e di
dimostrazioni di saper scrivere seguendo una modalità
mainstream ma risultano funzionali al disegno di costruzione
del testo. Felix scrive poesie e le invia a Mona innescando così
la vicenda e il rapporto tra di loro ma anche le carrellate
descrittive di luoghi e situazioni (dall’Agglomerato a Suburbia
passando per le residenze lunari dei ricchi proprietari delle
multinazionali) acquistano una forte densità e un’identità
decisa di proposta letteraria proprio grazie alla volontà di
afflato poetico che caratterizza lo stile di scrittura.
In conclusione, allora – Antidoti umani è un romanzo
leggibile a più livelli a partire da quello legato al genere per
finire a quello legato alla capacità di innovazione linguistica.
Si tratta di una prospettiva sicuramente originale in un
panorama ancora legato all’ossequio nei confronti delle fonti
tradizionali e ai modelli genetici della forma-romanzo di
Sci-Fi. Muovendosi in quest’ottica, Francesco Verso dà (e
continuerà a dare) un contributo essenziale allo sviluppo del
movimento di cui fa parte (quello connettivista, […] insieme a
Marco Milani, Giovanni De Matteo e Sandro Battisti) e, nello
stesso tempo, sarà capace di innovare la letteratura di
anticipazione in un ambiente come quello italiano in cui ci sono
ancora molte difficoltà da affrontare, tante forme di pigrizia
intellettuale da smuovere e innumerevoli pregiudizi da
superare.
Giuseppe Panella
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