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A.F.O. - Avanguardie Futuro
Oscuro
Una finestra che
slitta attraverso una qualche dimensione di servizio.
Lì dove fette dense di buio criogenico sfaldano la biologia.
Cosa avevo in mente, quando ho
deciso definitivamente di curare quest’antologia è per me ancora
dura da spiegare, pur avendo ora le idee molto più chiare.
Di quel tempo riesco a
ricordare soltanto che invitai i vari autori a parteciparea
qualcosa che suonava tipo “ho pensato a tutti voi come
potenziali partecipanti a una nuova proposta editoriale che
prevede un solo vincolo: parlare del Connettivismo da un
versante oscuro, un po’ cybergoth e un po’ misticamente
tecnologico, un po’ esotericamente e acidamente matematico. Un
veleno inumano in grado di trasformare il lettore in un
postumano proiettato verso l’inumano, diretto verso le
dimensioni siderali matematiche a noi sconosciute”.
Già da qualche anno volevo
esplorare in modo minuto questo tipo di territorio oscuro e
connesso alla cibernetica e alle tecnologie pregne di
suggestioni esoteriche; il luogo mi ha affascinato da sempre,
fin da quando ero stato folgorato sulla strada del gothic
applicato al Cyberpunk assai prima che il Connettivismo
divenisse reale, e il farlo da solo mi è bastato fino a
un certo punto della mia vita, poi mi è piaciuta l’idea di
percorrere quel sentiero assieme a compagni di viaggio con la
mia stessa attitudine, con la stessa voglia di immergersi in
quel lago nero di matematica trascendentale ed energetica, in
ascolto sul versante oscuro degli universi. Ecco, quindi, il
senso e il significato di quest’antologia, la terza del
Movimento e la prima con un target ben preciso.
Ne sono entusiasta, totalmente
entusiasta; gli scrittori qui presenti sono i migliori in questa
particolare sensibilità e posso tranquillamente dire che la
raccolta è su livelli eccelsi: chi per un motivo chi per un
altro, tutti hanno contribuito a creare un pathos unico,
qualcosa di oscuro e di futuristicamente appiccicoso,
coinvolgente e capace di rendere bene la situazione del lato
oscuro del Fantastico italiano in questo scorcio di inizio
millennio.
Cosa si racconta in quest’Avanguardia
del futuro oscuro? Una serie di storie davvero strane da
leggere con un pizzico d’incoscienza lessicale, quasi a
scivolare sulle parole scritte fino a farsi prendere dalle
immagini suscitate. Come in Thule, di Umberto “Ubi” Bertani,
che corrode con le sensazioni fuorvianti e gelide di una guerra
combattuta contro alieni dagli armamenti troppo superiori, dai
modi di fare spicci e abituati a disporre, a comandare, a
schiacciare ogni altra esistenza con la potenza soverchiante
della tecnologia e della forza bruta; compresi i postumani, che
però hanno carte nascoste da giocare come in un sogno occulto. O
come in L’abbraccio di Sedna, di Marco “Antares666”
Moretti,
dove la ricerca nello spazio profondo di pianeti extrasolari –
anzi di un particolare pianeta extrasolare – s’intreccia con le
vicende di un equipaggio siderale assai singolare che dovrà fare
i conti con la pazzia irrazionale superiore che l’umanità (o
postumanità) non potrà mai comprendere, chiusa com’è nel suo
gretto cluster di razionalità circoscritta. E cosa dire
invece di Maieutica epidermica, del bravo Filippo “Leo Bulero”
Carignani
Battaglia, se non
accennare di un mood immerso in un senso infetto di carne
surreale e acida, che nasconde continue sorprese quasi a voler
celare, in tante scatole cinesi, un orrore psichico
talmente intenso da toccare gli estremi di una splendida
epifania dell’anima?
8 Hertz, di Marco “pykmil”
Milani, affonda nel genio di uno scienziato assai poco
considerato eppure geniale, controverso, e lo fa con un piglio
sornione così da fornirci la soluzione sconvolgente senza quasi
far rumore, giusto per non farci collassare sulla sedia. Mentre
Futuro morto, di Maurizio “Scarweld”
Landini,
affronta il problema della fede tra i postumani usando un punto
di vista avanzato che sa essere ipocritamente reazionario.
Ardua, di Christian
“Ulver” Ferranti, è un viaggio assolutamente acido e occulto e lessicamente
scivoloso tra i meandri della
matematica e delle forze oscure che sottendono alla trama del
nostro continuum; L’effetto neve di Giovanni “X” De Matteo
racconta di visioni e discese in un gorgo di sensazioni
sempre più agghiaccianti che stringono come un nodo scorsoio,
una trappola che funziona come le nasse per pesci da cui non si
riuscirà più a fuggire emozionalmente.
È la guerra, di Fernando
“Black Hole Sun” Fazzari, trasuda di poesia struggente,
quella che fa stringere il cuore e che ti fa ricordare che sì,
ancora sei nel dominio umano e che pure se ne uscirai te ne
porterai appresso il retaggio, anche se sarai un postumano
impegnato in una sporca guerra tra postumani; ed è così che ci
ritroveremo lanciati nello spazio profondo, impegnati in una
missione impossibile che devasterà quello che rimane della
nostra anima e che ci farà comprendere solo alla fine quanto
siamo bassamente stati
a un passo dal baratro
(parola di Giovanni “kosmos” Agnoloni). Saltiamo poi in
uno stesso tipo di spazio ma che uguale non è, dove Alex
“Logos” Tonelli
vive intensamente il
suo Pensa a Phleba, con tutte le reminescenze fenicie di cui è
capace e che ben si adattano alle derive e paranoie, splendide
paranoie, di mondi alieni impossibili eppure sapidi, densi.
Luca “kremo” Baroncinij
ci propone un’altra
delle sue gemme, Il roditore, e l’esistere maldestro e
sottotraccia di cui renderà protagonista la postumanità
riverbererà qui ogni suo splendore malato, quasi cyberpunk
ma tagliente, un dolore che s’infila sotto le unghie e
prende allo stomaco come una malattia terminale. Un tipo di
struggimento, anche se di matrice completamente diversa, che
anima Marco “Alazif ” Marino con il suo Il suono dei
fiori di vetro, che esplora quello che la morte biologica non
dice, ma da un lato che l’umanità non avrebbe mai voluto
conoscere; così come Il percorso quantistico di mia
composizione, che si lega ad alcune bassezze umane ereditate
dalla postumanità e che rende il bisogno di trascendenza verso
altre forme d’esistenza non imperiali un punto di fuga
insopprimibile.
Domenico “7di9” Mastrapasqua
ci mostra La scatola
di Droste e l’angoscia vi prenderà, oh sì che vi prenderà,
perché la vostra anima non sarà sicura in nessun angolo psichico
e nemmeno fisico, e non saprete nemmeno che cosa s’intenda per
fisico. Infine, Paolo “Evertrip” Ferrante entra in una
Metatrance e ci fa percepire il limite medico di una società
tecnologica, postascetica e ricca di suggestioni materialiste
che si contrappongono alle spinte meramente mistiche della
società postumana.
Ecco, queste sono le
Avanguardie oscure che ci attendono nel prossimo futuro, di
certo non così lontano e credo non così improbabile. Noi tutti
qui le abbiamo esplorate e Sergio “Alan D.” Altieri ha
voluto crederci, anche lui, sostenendoci e scrivendo un’epica
postfazione che fa da splendido cappello al tutto, così da farci
e farvi sentire parte di un unico organismo magmatico,
un’adesione che ha del viscerale e che il Maestro pompa a
forza nei nostri e vostri circuiti neurali, donandoci la forza
che alberga in lui e nei suoi scritti.
Ora chiudete gli occhi e
leggete con la mente cosa vi si propone. Anzi, leggete queste
pagine aprendo il vostro organismo ormai modificato e lasciate
che sia sfiorato dalle onde d’empatia postumana, inumana,
siderale, d’altri continuum: l’oscuro è stato sempre accanto
alla nostra razza, volete che non ci accompagni anche nel basso
futuro e in quello remoto? Noi siamo le tenebre – analogiche,
digitali, fuzzy, inumane. Non potremmo vivere
altrimenti.
Sandro “zoon” Battisti
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