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CONNETTIVITÀ OSCURE
La terza antologia
del Connettivismo:
Benvenuti alle
ulteriori mappe del tecno-incubo
Uno spettro si aggira (non
solamente) per la Sci-Fi italiana. Non un singolo autore, ma
un’intera falange armata al laser verbale. Non una singola
tematica, ma un intero insieme polimorfo nonché poli-genere. Non
un singolo
stile narrativo, ma in intero
array, dallo “staccato convulso” al flusso di coscienza. Tutto
questo -- quanto (in apparenza) seminalmente e narrativamente
contradditorio -- ha un nome che suona (ingannevolmente) come un
neologismo. Connettivismo.
In realtà, lo spettro del
connettivismo si aggira a sua volta per la Sci-Fi intesa in
senso lato da oltre sessant’anni. A coniare il termine, è Alfred
Elton Van Vogt, visionario profeta dell’iperbole estrema --
almeno fino a prima di perdersi nelle grinfie
della famosa e famigerata
Scientology
dell’ugualmente famoso e famigerato L. Ron Hubbard -- nel
suo ormai ultra-classico “Crociera
nell’Infinito” (Voyage
of the Space Beagle).
Dietro la memorabile copertina di Urania dei primordi
(straordinari quegli astronauti in casco coloniale) si cela però
una delle immortali grandi saghe della Sci-Fi avventurosa. Manco
a dirlo, a bordo della
Space Beagle
in
missione esplorativa nello spazio profondo ne succedono
di cotte e di crude. Ma quando la roba veramente fetida arriva
nel
ventilatore,
who’re
you gonna call?
No, non i
ghostbusters
ma
bensì il connettivista, l’uomo sovra-disciplinare, il
genialoide ad alta flessibilità intellettuale che sa recitare
Shakespeare e lavorare di bisturi, che riesce a distillare
ammoniaca dalla sciacquatura di piatti e conosce la struttura
cristallografica fine della Pietra Filosofale. In
sostanza, il connettivista è il
Renaissance Man
del futuro.
Dal momento che, qui e ora, il
futuro appartiene già al passato e il presente si dilata ben
oltre la singolarità riemanniana, tremate-tremate: i
connettivisti son tornati. E non per discutere ma bensì per
assaltare e scalzare, complottare e demolire. La loro focale
concettuale? Fregarsene di qualsiasi focale prestabilita.
La loro metodologia narrativa?
Prima scomporre e poi ri-plasmare qualsiasi elemento
potenzialmente utile da qualsiasi genere narrativo disponibile.
La loro logica
ineludibile? Deve essere
techno.
Non è quindi un caso che la
maggior parte degli autori del connettivismo abbia una rigorosa
base culturale scientifico-tecnica. Così come non è per
scommessa che ognuno dei racconti di questa straordinaria -- e
straordinariamente provocatoria -- antologia parta da un
presupposto solidamente ancorato al reale per poi
scaraventarlo a
warp-speed
in
quell’inquietante terra di mezzo tra l’iper-reale e il
meta-reale. Dalle onde elettromagnetiche ad altissima frequenza
che permettono (forse) di dialogare con il regno dei morti alle
prossime generazioni di commandos che fanno apparire Terminator(trix)
TX come il nano Bagonghi, dalla nuova ondata della conquista del
cosmo gestita da astronauti che sembrano
selezionati da un
freakshow
al
peyote alla rivisitazione dell’Apocalisse in chiave
demenzial-psicotico-religiosa, per non
parlare di...
Oops,
sorry, kids: I don’t mean to spoil it for ya.
Il fulcro comunque resta: non
capita spesso di essere testimoni prima della nascita quindi
dello sviluppo di un nuovo genere narrativo, soprattutto in area
del “fantastico” (etichetta da maneggiarsi con estrema cautela).
Troppi spuntano, pochissimi attecchiscono. Il
cyberpunk
segna
più o meno il passo, lo
Urban Fantasy
spara a salve più volte che no, l’attuale
American-Weird
è in
sostanza un
surreal-grotesque
non ben rimasticato, lo
steampunk
spinto
da locomotive volanti finisce quasi sempre in ridere
(storto).
Non così il connettivismo.
Riuscendo a scavalcare regole
e a superare stilemi secondo modalità premeditatamente,
temerariamente inedite, gli autori del connettivismo -- un po’
come il connettivista imbarcato a bordo dello
Space Beagle
--
potrebbero essere i
Renaissance Men
della fantascienza. A tutti gli effetti, con il
connettivismo potremmo davvero trovarci di fronte a una
nuova frontiera dell’immaginario.
Tornando a
warp-speed
a
questa fenomenale antologia...
Just Get KonneKted,
Man!
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