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Postfazione a AVANGUARDIE FUTURO OSCURO - Sergio "Alan D." Altieri

 


CONNETTIVITÀ OSCURE

La terza antologia del Connettivismo:

Benvenuti alle ulteriori mappe del tecno-incubo

 

Uno spettro si aggira (non solamente) per la Sci-Fi italiana. Non un singolo autore, ma un’intera falange armata al laser verbale. Non una singola tematica, ma un intero insieme polimorfo nonché poli-genere. Non un singolo

stile narrativo, ma in intero array, dallo “staccato convulso” al flusso di coscienza. Tutto questo -- quanto (in apparenza) seminalmente e narrativamente contradditorio -- ha un nome che suona (ingannevolmente) come un neologismo. Connettivismo.

In realtà, lo spettro del connettivismo si aggira a sua volta per la Sci-Fi intesa in senso lato da oltre sessant’anni. A coniare il termine, è Alfred Elton Van Vogt, visionario profeta dell’iperbole estrema -- almeno fino a prima di perdersi nelle grinfie della famosa e famigerata Scientology dell’ugualmente famoso e famigerato L. Ron Hubbard -- nel suo ormai ultra-classico “Crociera nell’Infinito” (Voyage of the Space Beagle). Dietro la memorabile copertina di Urania dei primordi (straordinari quegli astronauti in casco coloniale) si cela però una delle immortali grandi saghe della Sci-Fi avventurosa. Manco a dirlo, a bordo della Space Beagle in missione esplorativa nello spazio profondo ne succedono di cotte e di crude. Ma quando la roba veramente fetida arriva nel ventilatore, who’re you gonna call? No, non i ghostbusters ma bensì il connettivista, l’uomo sovra-disciplinare, il genialoide ad alta flessibilità intellettuale che sa recitare Shakespeare e lavorare di bisturi, che riesce a distillare ammoniaca dalla sciacquatura di piatti e conosce la struttura cristallografica fine della Pietra Filosofale. In sostanza, il connettivista è il Renaissance Man del futuro.

Dal momento che, qui e ora, il futuro appartiene già al passato e il presente si dilata ben oltre la singolarità riemanniana, tremate-tremate: i connettivisti son tornati. E non per discutere ma bensì per assaltare e scalzare, complottare e demolire. La loro focale concettuale? Fregarsene di qualsiasi focale prestabilita.

La loro metodologia narrativa? Prima scomporre e poi ri-plasmare qualsiasi elemento potenzialmente utile da qualsiasi genere narrativo disponibile.

La loro logica ineludibile? Deve essere techno.

Non è quindi un caso che la maggior parte degli autori del connettivismo abbia una rigorosa base culturale scientifico-tecnica. Così come non è per scommessa che ognuno dei racconti di questa straordinaria -- e straordinariamente provocatoria -- antologia parta da un presupposto solidamente ancorato al reale per poi scaraventarlo a warp-speed in quell’inquietante terra di mezzo tra l’iper-reale e il meta-reale. Dalle onde elettromagnetiche ad altissima frequenza che permettono (forse) di dialogare con il regno dei morti alle prossime generazioni di commandos che fanno apparire Terminator(trix) TX come il nano Bagonghi, dalla nuova ondata della conquista del cosmo gestita da astronauti che sembrano selezionati da un freakshow al peyote alla rivisitazione dell’Apocalisse in chiave demenzial-psicotico-religiosa, per non parlare di... Oops, sorry, kids: I don’t mean to spoil it for ya.

Il fulcro comunque resta: non capita spesso di essere testimoni prima della nascita quindi dello sviluppo di un nuovo genere narrativo, soprattutto in area del “fantastico” (etichetta da maneggiarsi con estrema cautela). Troppi spuntano, pochissimi attecchiscono. Il cyberpunk segna più o meno il passo, lo Urban Fantasy spara a salve più volte che no, l’attuale American-Weird è in sostanza un surreal-grotesque non ben rimasticato, lo steampunk spinto da locomotive volanti finisce quasi sempre in ridere (storto).

Non così il connettivismo.

Riuscendo a scavalcare regole e a superare stilemi secondo modalità premeditatamente, temerariamente inedite, gli autori del connettivismo -- un po’ come il connettivista imbarcato a bordo dello Space Beagle -- potrebbero essere i Renaissance Men della fantascienza. A tutti gli effetti, con il connettivismo potremmo davvero trovarci di fronte a una nuova frontiera dell’immaginario.

Tornando a warp-speed a questa fenomenale antologia...

Just Get KonneKted, Man!

Sergio “Alan D.” Altieri

 

 

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