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Diversa Sintonia – Un’altra esperienza connettivista
Una nuova
iniziativa editoriale, quella delle
Edizioni Diversa
Sintonia
di Marco Milani,
scrittore e creatore del sito
www.domist.net
(Progetto Letterario
Internazionale), nonché co-fondatore del
movimento connettivista
(insieme a Giovanni De
Matteo e
Sandro Battisti),
che già intervistammo un anno fa (v.
qui),
quando EDS era agli albori. Oggi inizia a muovere i primi passi
concreti nel mondo editoriale: ricordo che attualmente ha un
proprio stand a Roma, al
Villa Celimontana Jazz Festival,
dov’è presente anche
Francesco Verso, un altro esponente di punta del
movimento connettivista (v.
qui
il recente articolo sul suo romanzo
Antidoti umani,
corredato di video relativi alla presentazione fatta a Firenze).
Due
iniziative letterarie di EDS meritano di essere messe in
evidenza: si tratta due antologie di racconti, una appena uscita
e l’altra in arrivo, curate rispettivamente da Marco Milani e da
Sandro Battisti – il creatore di
NeXT (v.
qui),
la rivista connettivista. Sulla seconda torneremo prossimamente,
e prendete questo cenno come un’anticipazione: dico solo che
sarà una raccolta di racconti naturalmente connettivisti. La
prima, invece, è formata da racconti fantastici di ispirazione
in senso lato zen, o comunque filosofico-meditativa, e nasce da
un concorso indetto l’anno scorso proprio da EDS. Il titolo è
Diversa sintonia –
Fantastic-Zen Stories & Histories.
L’antologia,
realizzata in sinergia con
Kaleydos Libri,
la libreria online creata e gestita da
Alessandro Vitali,
è divisa in tre parti: racconti
Fantastic Zen,
racconti Connectiv Zen
e racconti Simply Zen.
Insomma, stante che il filo conduttore è lo
zen, da intendersi
un approccio alla vita fondato sulla consapevolezza e sulla
rimozione degli eccessivi ingombri del pensiero razionale, le
sfumature sono di tipo fantastico in senso lato,
fantascientifico-connettivo e ‘sapienziale’.
Ricordo i
contributi alla raccolta. Il vincitore del concorso EDS,
Maurizio Landini,
col racconto La vita
imperdibile, sulle memorie di un uomo-soldato,
soggetto a riparazioni che lo rendono non più ‘abile’, ma non
per questo incapace di ricordare le sensazioni umane e di
desiderare il ritorno al contatto con la vita normale e
all’amore – s’intuisce l’ispirazione del grande maestro Philip
Dick, unito a uno spirito romantico-nostalgico che è figlio di
una visione letteraria tipicamente italiana. Il secondo
classificato, Matteo
Mancini, con
Orrore, a largo di Retirnia,
con l’incontro tra un giornalista e un vecchio pescatore
toscano, testimone di strani e orrorifici fenomeni, figli
dell’immaginario lovecraftiano. Poi, col racconto arrivato
terzo, Breve
viaggio della bambina samurai di
Stefano Pradel,
ci spostiamo in un orizzonte di valori e di percezioni
tipicamente orientale, con un sogno premonitore dello
shogun che ha per
protagonista una bambina che dovrà salvare le sorti dell’impero
del Sol Levante. E sul tema orientale torna anche un altro
contributo, uno dei più belli, per quanto mi riguarda, cioè,
Era tardi,
di Alex Tonelli,
che racconta l’attesa del ritorno dell’amata da parte di un uomo
giapponese, vittima di una società massificante e che nega lo
spazio e la libertà: una serie di visioni angoscianti raccontata
con un minimalismo delicatissimo, che ricorda la migliore Banana
Yoshimoto. Ancora sul filone orientaleggiante – ma spostato
verso il mondo arabo –
Il giardino di Zamalek, di
Paola Carrozzo,
una riflessione sulla libertà di scelta rispetto ai
condizionamenti della mentalità comune. Più figlio di
un’impostazione pulp-thrilleristica, con decisi e ben dosati
accenti ironici,
Crononauta di
Paco Sidney Silvestri,
mentre l’immaginario robotico (od olografico) ispira
I draghi del Non-S
di Magda Lovera
e In un balenio di luce
di Irix di
Ranieri Meloni.
Ultimo Parsec
di Domenico
Mastrapasqua ci porta in una dimensione affine
ai viaggi iperspaziali di azimoviana memoria, con una gara tra
veicoli iperveloci del futuro, a spasso per il cosmo, mentre
Senco
di Paolo Ferrante
evoca un futuro dove l’uomo semplice, figlio della campagna,
viene trasferito nella metropoli annichilente del futuro, figlio
e vittima (ma ribelle) di una “matrix” che prova a iniettare
pensieri e sensazioni nella mente delle persone, a fini
commerciali. Un mio breve racconto,
Qualcosa, qualcuno,
fa incontrare nella periferia fiorentina un uomo solo con una
donna che gli rivelerà delle cose sul suo mondo interiore,
mentre il tema psicologico ritorna con
Stuzzichini,
di Rosa Leccese,
e profili onirici emergono dal visionario ed ermetico
Caffè di
Talos Katrikalas.
Per
concludere, ricordo
Leggende, di
Stefano Ratti, ispirato ai racconti popolari imperniati
su mostri che popolano i luoghi naturali. Credo che questo
componimento suggerisca il tema di fondo, che filtra attraverso
tutti i contributi all’antologia, anche quelli proiettati nel
futuro più lontano: le tradizioni, la memoria, la nostalgia e il
tempo, dimensione eternamente ritornante e, come Einstein ci
insegna, combinato con lo spazio in una sostanza curva, alla
quale non è possibile sfuggire, ma in cui è comunque insita la
radice – e con essa il segreto – della nostra libertà.
Giovanni Agnoloni
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