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Guardalo negli occhi e prova a
dirgli: "Blue Oyster Cult". Il vero cultore del rock,
quello che si documenta, che non crede alle comuni vulgate
storiografiche e spulcia nel mare magno dei minori,
che vive, lotta e sogna per custodire il culto, a quel cultore
brilleranno gli occhi. Sarà per il nome, che richiama
direttamente al culto, alla dimensione esoterica ed
iniziatica, ad un manipolo ristretto di sodali. Ma i BOC
sono probabilmente la vera cult-rock band.
Un culto nato sui solchi di dischi misteriosi come Secret
Treaties e Fire Of Unknown Origin, sotto i palchi
di innumerevoli concerti fotografati in un maestoso live-album
come On Your Feet On Your Knees, in quei testi tra
il fantascientifico, il mistico e l'enigmatico, quasi fossero
una versione criptica e maledetta degli Yes. Nella
capacità di alternare dark e progressive in un miscuglio arcano
di boogie e hard-rock. Nei perenni occhialoni scuri di
Eric Bloom. Nelle polemiche sottilmente suscitate dal
gruppo, reo di liason fascistoidi smentite - almeno in
Italia - dalle frequentazioni con una musa radical come Patti
Smith. Nel leggendario logo creato da Bill Gaswick, che
altro non era che il simbolo di Saturno (o del piombo, in
alchimia).
Marco Milani vive e respira per i BOC, e questo pesa
nell'economia del suo libro. Ma fortunatamente l'autore punta ad
un "diversivo": Godzilla e altri sogni è il
racconto del fan tipo della band, dell'hard-rocker comune
con tutti i suoi vizi, la sua coerenza intellettuale, le sue
debolezze e la sua indole rocciosa e solidale. E' per questo
che, nonostante svarioni e una scrittura eccessivamente
colloquiale e schietta (se dovessi usare un eufemismo direi
stradaiola...), egli riesce a cogliere la ratio del
progetto coordinato da Sandy Pearlman. Il gusto per la
science-fiction e la curiosità suscitata dall'esoterismo
(un giochino riuscito perfettamente nella copertina di
Agents Of Fortune, ad esempio), condite da una sottile
ironia ma anche da tutto l'armamentario ideologico che fece dei
BOC i pionieri dell'heavy-metal (e non quei pacchiani dei
Manowar...). La band ha dato vita ad un sogno e lo ha
incarnato: le generazioni di headbangers lo hanno vissuto e vi
si sono identificati, Marco Milani in primis.
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