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Avevo già trovato il libro di Marco Milani
molto originale, ulteriormente migliorato nei particolari con
questa revisione che ne ha portato ora alla ristampa. Se dicessi
«unico» peccherei di iperbolismo ipertrofico – malattia che
affligge ormai il nostro mondo sempre più in balia della
pubblicità, per cui ogni romanzaccio viene spacciato per grande
scoperta artistica. Del resto non posso affermare con certezza
che Il Guerriero di Luce sia un libro «unico» almeno nel suo
genere, però ammetto che è il primo libro del genere che mi sia
capitato di leggere.
Si tratta in sostanza del tentativo di trasformare in romanzo un
percorso interiore di meditazione. Il protagonista del libro è,
insomma, l’IO, l’io con tutti i limiti e preconcetti che sono
poi i suoi elementi costitutivi. Il superamento di questa
«gabbia», il suo annullamento è ciò che il «romanzo» di Milani
racconta.
Inevitabile che il tema influenzi anche la forma. Essa si
presenta infatti molto anomala: ricordi personali autentici si
mescolano a visioni mistiche, a sogni. L’io galleggia, vola, si
tele-trasporta, scivola, annaspa, rimbalza fra stati di
coscienza diversi… e il tutto in un mondo virtuale, mutevole
come il nostro stesso pensiero, fatto di personificazioni di
paure e speranze. E l’incontro/scontro con i nostri limiti
(notiamo di sguincio) è anche il mezzo, la strada, il ponte per
passare oltre noi stessi.
Si tratta, com’è ovvio di un viaggio tortuoso, labirintico,
pieno di passi falsi… E così è anche il «romanzo» di Milani:
tortuoso, a tratti ermetico, non sempre brillante nella forma…
terribilmente simile a un io qualunque.
Un’operazione coraggiosa e… pericolosa, che avrebbe potuto
rasentare il ridicolo e il pomposo, se l’autore non avesse
sistematicamente evitato di prendersi troppo sul serio, diluendo
la materia meditativa entro un personaggio/io-narrante con una
personalità molto «alla mano».
Un bel libro?
Non saprei. Forse non nell’accezione comune.
Un libro notevole a modo suo, direi; sorprendente; un vero
coacervo di spunti che metterà in fregola la curiosità di chi
ama l’«Oriente», magari facendogli venir voglia di approfondire
la materia e non mancherà certo di far annuire gli addetti ai
lavori.
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