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Lo Zen all’epoca del Connettivismo
Come stanno le antiche discipline orientali? Bene! Almeno a
giudicare dal nuovo libro di Marco Milani, Il Guerriero di Luce.
Questo ibrido fra «diario dell’anima» e «manuale di meditazione
per neofiti» sembrerebbe dirci anzitutto che anche
nell’Occidente del Terzo Millennio le antiche pratiche ascetiche
sono vive, presenti e attuali. Forse più che mai attuali se,
come accade in alcuni capitoli de Il Guerriero di Luce perfino
il linguaggio informatico può trasformarsi in una via d’accesso
alla trascendenza. Tutto ciò che riesce a generare una forma
espressiva nuova può giustamente essere definito «vivo».
Mi spingerei oltre: forse fra i fini della meditazione e quelli
di Internet non c’è quella distanza abissale che usualmente
siamo inclini a vedere: entrambi auspicano l’abbattimento dei
confini dell’Io individuale.
Mi muovo per libera associazione, naturalmente, seguendo gli
spunti solo suggeriti dal libro di Milani - «romanzo» lo
definisce l’editore Larcher, ma si tratta di un testo che della
struttura romanzesca non conserva praticamente nulla: i capitoli
de Il Guerriero di Luce rappresentano più i gradini di un
apprendistato che non i tasselli di uno sviluppo narrativo. Così
(apparentemente alla rinfusa) si mescolano descrizioni
«naturalistiche» e allucinati colloqui con se stessi; normali
scampagnate nei parchi ferraresi e grovigli di ciarpame
post-moderno e kitsch (Darth Vader, la PFM band, le fiabe in
versione «dark», i mostri «plasticosi», monasteri tibetani dal
retrogusto hollywoodian-disneyano…).
Tutto è ammesso nel carnevale della mente, perché il nostro Io è
appunto fatto di immagini virtuali, condivise dai membri di una
stessa cultura; l’Io stesso è una specie di ologramma «totale»
(in stile Matrix) di cui va riconosciuta anzitutto la
illusorietà.
E qui, forse, tocchiamo un nervo scoperto: infatti è impossibile
stupirsi se Milani fa coincidere Zen e Internet, visto che
questo autore è anche uno dei firmatari del Manifesto
Connettivista. Il che spiega molto. Ma non tutto.
Il Guerriero di Luce rappresenta in fine (e comunque) una
lettura interessante. A volte distonica.
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