Cucina vegana, 4 miti da sfatare

Perché scegliere di non mangiare carne e derivati suscita sentimenti così contrastanti? Probabilmente perché scegliere di essere vegani è una scelta pervasiva e suscita molte domande, soprattutto da chi non ne sa molto. Se è vero che alcune persone proprio non si pongono il problema (perché seguono il mantra “la scelta è tua, la vita è tua“), molte altre – invece – hanno la spiccata tendenza a fare domande. Queste però non sono innocenti quesiti, bensì sono purtroppo ammantate dai pregiudizi.

Ecco quindi da cosa nasce la necessità di sfatare alcuni miti duri a morire sul tema delicato della scelta di alimentazione vegana. Oggi ne prenderemo in considerazione 4 tra quelli maggiormente diffusi.

Dieta vegana: le 4 “accuse” più diffuse – Partiamo dalle 4 più comuni domande “velate” di accusa.

L’alimentazione di tipo vegano è povera, c’è poco da mangiare

In realtà, proprio perché si basa su ciò che la natura ci offre, l’alimentazione vegana è in realtà ricca , molto più di quanto si creda. Con i cereali come elemento principe dell’alimentazione di base (meglio se integrale), ovviamente verdura e frutta, semi oleosi e grassi vegetali, è davvero completa. Anche la nostra alimentazione base, in quanto onnivori, contiene già gran parte di questi elementi: formaggi, carne e uova non andrebbero infatti consumati ogni giorno. Ovviamente non sarà sempre possibile procurarsi degli ingredienti freschi per ogni giorno, e qui basterà organizzarsi con una perfetta dispensa vegana. Una cosa che non deve mai mancare? Ad esempio, certamente la frutta secca.

Nocciole, noci, mandorle, pinoli e pistacchi sono ricchi di benefici grassi polinsaturi, minerali come potassio, magnesio, fosforo, zinco e calcio, proteine e vitamine (come soprattutto la A e la E) ed il prezioso acido folico.

Oltre a non dover mancare nemmeno sulla tavola degli onnivori e dei vegetariani (salvo specifiche intolleranze), la frutta secca ha il pregio di essere gustosa e di prestarsi a tantissimi utilizzi: un esempio? A colazione, con i fiocchi di cereali e lo yogurt di soia, per sughi e salse più ricchi, come spuntino, al naturale ed ovviamente nelle preparazioni dolci.

L’alimentazione esclusivamente vegana è un pericolo per la salute

Non è vero: seguire un’alimentazione vegana ben equilibrata non porta ad alcun pericolo per la salute. Questo è quanto affermato dal nostro Ministero della Salute e dalle linee guida internazionali. Calcio, ferro e proteine, ad esempio, sono presenti in grandi quantità anche nel mondo vegetale.

Dato che la vitamina B12 non è presente negli alimenti vegetali significa che la scelta vegana non è naturale

Intanto vediamo cos’è la vitamina B12: questa è un nutriente tra quelli essenziali per l’organismo, sia degli umani che degli animali. Indispensabile per metabolismo di lipidi e proteine, oltre che per la sintesi degli acidi detti nucleici. Viene prodotta solo da alcuni microrganismi in natura che sono principalmente batteri che troviamo nel terreno, e nessun genere di animale è in grado di auto-produrla. Per questo nessun cibo di tipo vegetale senza addizioni può rappresentare una fonte sicura di vitamina B12, dato che le piante non la producono. Possiamo trovarla “naturalmente” solo nei cibi di origine animale, ma anche qui bisogna dire che spesso si trova solo per via degli integratori somministrati direttamente nei mangimi degli animali da allevamento.

La vitamina B12 non viene prodotta dalle piante, né viene prodotta dagli animali. In natura sono i batteri presenti nel terreno o nelle acque a produrre la vitamina B12, e quindi i vegetali così come si trovano in natura (e così come l’umanità li ha sempre consumati quando viveva in uno stato di natura) contengono B12 da contaminazione batterica. Altro motivo per cui non è innaturale assumere la vitamina B12 di sintesi batterica ed è invece molto più innaturale assumere quella depositata nella carne degli animali o nei latticini e uova, è che anche per gli animali vale la stessa considerazione fatta per noi umani: anche loro non mangiano più in maniera “naturale” e non sono quindi in grado di assumerla dal cibo, ma devono anch’essi assumerla da integratori addizionati ai loro mangimi.” Ecco ciò che scrive a questo proposito la “Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana“. Infatti, anche i vegetariani devono integrare la vitamina B12.

Se anche le piante sono vive possono soffrire

Se è vero che molti studi (tra i quali alcuni ancora in corso) hanno determinato che è presente una complessità di tipo cognitivo anche nelle piante, hanno anche chiarito che questa non è minimamente paragonabile nemmeno a quella che muove il più piccolo animale esistente. L’etologia affronta da sempre la determinazione della realtà cognitiva negli animali dimostrando che anche quelli d’allevamento hanno sentimenti, sensibilità e reali capacità di costruire vere e proprie relazioni, in buona parte anche simili a quelle umane.

Ma anche se non fosse così, il fatto di analizzare il comportamento di un animale basandoci sul fatto che rispecchi (o meno) usanze simili a quelle umane è sbagliato, oltre ad essere sinonimo di specismo. Siamo noi a decidere che un maiale possa venire macellato vivo e poco dopo anche privata dei piccoli, anche a pochi minuti dal parto, solo perché non ha comportamenti simili ai nostri e per questo è inferiore? Il nostro concetto di bene e male, capace di soffrire ed amare, ogni cosa è relativa.

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