reazioni-indesiderate-farmaci

Le reazioni indesiderate dei farmaci assunti da persone affette da Covid-19: come comportarsi?

Attualmente non esiste un vaccino contro il Covid-19, quindi si stanno testando delle sperimentazioni a base di farmaci che riescono almeno a rallentare la carica virale del virus per ridurre il tasso di mortalità. Il Coronavirus, stando ai dati raccolti finora, può risultare letale soprattutto per gli anziani o comunque per le persone affette già da altre patologie. Risulta quindi fondamentale conoscere gli effetti collaterali di determinati farmaci, per capirne e studiarne la compatibilità con il Covid-19. Le varie istituzioni sanitarie stanno monitorando le reazioni di persone malate di Coronavirus in seguito all’assunzione di determinati farmaci.

La farmacia di turno Pelizzo di Udine cerca di fare un po’ di chiarezza a riguardo.

Come comunicare gli effetti dei farmaci?

L’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), in una nota rilasciata lo scorso 24 aprile, ha chiesto a tutti gli operatori sanitari ed anche ai pazienti affetti da Covid-19 di segnalare tutte le reazioni indesiderate dei farmaci assunti per curare la malattia virale e di quelli presi da tempo per determinate patologie preesistenti.

I pazienti possono inoltre comunicare gli effetti collaterali di determinati farmaci al loro medico di famiglia, all’operatore sanitario che si occupa delle cure specifiche ed al farmacista. Le informazioni saranno raccolte in un database, così da stilare uno storico sugli effetti dei farmaci e capire come utilizzarli al meglio. All’occorrenza tutte le informazioni necessarie possono essere inserite direttamente in un’area dedicata del sito AIFA.

Come gestire sintomi sospetti?

Il Coronavirus ha sintomi piuttosto simili alla febbre, quindi è facile scambiarlo con un’influenza. Tuttavia in caso di temperatura corporea superiore ai 37,5° bisogna seguire una determinata procedura. Innanzitutto bisogna restare a casa e non prendere farmaci senza un consulto medico. Successivamente è necessario contattare un medico, oppure chiamare i numeri di emergenza e seguire nei minimi dettagli le disposizioni date.

Questa fase 2 è estremamente delicata e risulta ancora più importanza mantenere le regole di distanziamento sociale per evitare che possano svilupparsi nuovi focolai. Gli spostamenti sono consentiti solo per casi di necessità ed è possibile andare a casa di parenti e congiunti, purché non si creino assembramenti. Al momento non è possibile andare da una regione all’altra, se non per motivi impellenti. È poi necessario lavarsi spesso le mani, disinfettare le superfici e dotarsi di dispositivi di sicurezza come mascherine e guanti.

Antipiretici ed anti-infiammatori sono sicuri?

I farmaci più utilizzati dalla medicina contro la febbre sono il paracetamolo, l’ibuprofene e l’aspirina. Nessuno dei 3, al momento, ha presentato particolari problemi nelle persone affette da Covid-19.

Il paracetamolo, stando alle analisi condotte dagli esperti del settore, può essere somministrato tranquillamente a pazienti di tutte le fasce di età tenendo conto della dose e del tempo di cura che variano da persona a persona. In presenza di alcune patologie, come insufficienza epatica e renale, disidratazione sistemica ed anemia emolitica l’assunzione di questo farmaco è comunque sconsigliato anche in assenza di Covid-19.

L’aspirina è l’antipiretico antidolorifico maggiormente utilizzato contro la febbre, dolori articolari o emicranie poiché risulta tollerabile da un gran numero di pazienti. Il suo utilizzo è però generalmente sconsigliato ai ragazzi minori di 16 anni ed ai pazienti che soffrono di disturbi gastrici cronici e disturbi cardio-vascolari.

Tra i FANS anti-infiammatori non steroidei più utilizzati ci sono l’ibuprofene, il diclofenac, il ketoprofene ed il naprossene. Questi farmaci sono stati attentamente monitorati dall’EMA (Agenzia Europea del Farmaco), poiché in alcuni casi si sono segnalati effetti collaterali o peggioramenti del quadro clinico dei malati di Coronavirus, anche quelli asintomatici.

L’EMA comunque ha rassicurato in una nota rilasciata lo scorso 30 marzo che non esistono prove scientifiche che attestano una correlazione tra l’assunzione di ibuprofene ed il peggioramento delle condizioni dei malati di Covid-19.

Gli studi continuano per capire la reazione delle persone infette a determinati farmaci, così da stilare una sorta di quadro operativo entro cui muoversi e combattere con maggiore cognizione di causa il Coronavirus.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.